La lungimiranza della Biodanza

“Biodanza ci porta ad una percezione nuova e luminosa di noi stessi e dell’altro, una visione interiore ampia per percepire e gustare la realtà, una dimensione di libertà espressiva e di vastità emozionale: ecco perché Biodanza, più che una terapia, è una nuova sensibilità, una forma di pedagogia, una poetica dell’incontro con se stessi, con l’altro e con la totalità.” 

Già negli anni ‘50 Rolando Toro, psicologo ed antropologo cileno, iniziava a testare gli effetti della musica e della danza sui pazienti psichiatrici dell’Università di Santiago del Cile. Il libro Biodanza scritto da Rolando Toro e a cura di Eliane Matuk, che raccoglie il pensiero di questo uomo che seppe anticipare con la sua profonda sensibilità ed intuizione tante scoperte scientifiche dei nostri tempi, fu pubblicato per la prima volta nel 2000 e riedito nel 2007. Il motivo è stato chiaramente espresso dalla curatrice nella premessa dell’ultima edizione: “l’autore ha voluto aspettare che se ne dimostrasse l’efficacia perché fosse per lui accettabile l’idea della sua divulgazione”.

Personalmente conosco la Biodanza dal 2005 e non solo mi ha permesso di superare diverse situazioni critiche della mia esistenza, ma mi ha dolcemente portata a maturare una sensibilità diversa davanti alla vita, che oggi sono felice di poter condividere con i miei simili e con il mondo.

La Biodanza è oramai diventata un sistema praticato in quasi tutto il mondo, diffusosi molto velocemente dagli anni settanta in Sudamerica, America Centrale, Nord America, Europa, Sudafrica, Tanzania, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Un sistema applicato a differenti gruppi di lavoro, persone adulte sane, persone adulte con disturbi psichiatrici o disturbi psicofisici, persone anziane, bambini. E’ un sistema operante anche in differenti contesti: in ambito privato o pubblico, negli ospedali, nelle scuole ecc. E’ anche un movimento oggi in continua espansione, incidendo positivamente sulla vita di migliaia di persone. La sua potenza espansiva radica nell’efficacia della sua risposta alle sfide del nostro tempo come proposta di sensibilizzazione profonda alla vita.

Nei circa cinquanta anni trascorsi dai primi esercizi scaturiti da una metodologia basata sull’associazione musica-movimento-emozione, allora chiamata psicodanza e non molto tempo dopo ribattezzata Biodanza, la Biodanza si è nutrita da una molteplicità di saperi scientifici, umanistici ed artistici e nel tempo ha rafforzato, riscoperto e riconfermato la scientificità alla base della sua metodologia. Come dice Rolando Toro nell’introduzione del suo libro, “molte forze si sono manifestate dentro di me per condurmi finalmente all’ideazione di questo insieme d’arte, scienza e amore”. Nella confluenza di saperi, informazioni e continue nuove conferme provenienti dalla scienza, in particolare dalle neuroscienze e dalla biologia, la Biodanza creata da Rolando Toro rimane un sistema semiaperto, vivo, organico, che si riconosce appartenente ad un’ Universo complesso e molteplice. Proprio per la sua capacità di vivere in questa complessità, la Biodanza è in continuo ascolto della sua efficacia e può essere applicata a grande parte dell’Umanità e non solo ad alcuni gruppi umani.

Gli avvenimenti del ventesimo secolo e dei tempi attuali, hanno portato ad un grande numero di persone a riflettere e ad agire, con un crescente e reale senso di emergenza e disperazione, sulla percezione disturbata che fa sentire l’individuo in sé frammentato e separato dal suo simile e dalla natura. In concomitanza alla brutalità di alcuni episodi storici che segnano e continuano a segnare il nostro passaggio per questo generoso ecosistema chiamato Terra, c’è una porzione di Umanità, sempre più crescente in numero e sempre più trasversale, in quanto coinvolge migliaia di persone di diverse provenienze socio-economico-culturali, che insiste nel definire il periodo attuale come un tempo di transizione e nel proprio agire cerca di ristabilire il legame dell’individuo con la specie umana e il pianeta. Da anni testimoni di queste manifestazioni dell’azione umana che tristemente ci separano dai mammiferi senza neocorteccia, sono consapevoli del bisogno imperante di ripristinare il senso di integrità umana.

In questa ottica, la Biodanza partecipa ad una visione diversa e il suo esercizio costituisce una pratica di incontro, dove i partecipanti sono invitati a superare ideologie e separatismi e a riscoprire il profondo valore nel ristabilire il legame a sé, al simile e all’Universo. Un legame che tutti coloro che lo desiderano sono in grado di ristabilire, perché parte dall’esperienza del corpo vivente e dall’esplorazione delle sensibilità che abitano questa coscienza incarnata. Nessun altro requisito.

Nell’esperienza di integrazione l’individuo non solo è in grado di sentire la vita scorrere dentro di sé, di percepire il senso di solidarietà umana, la sensualità del vivere, l’impeto vitale e la forza creatrice che tutti abbiamo, ma non riesce più a scindere le sue azioni dal suo sentire e pertanto non riesce più a contribuire con serenità ed indifferenza alla sopravvivenza di un modus vivendi che non rispetta il patto ancestrale di interconnessione che abbiamo con i nostri simili e la natura. Nelle parole di Rolando Toro:

“La Biodanza (…) si propone di restaurare nell’essere umano il vincolo originario con la specie come totalità biologica, e con l’Universo come totalità cosmica”.

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